giovedì 27 dicembre 2007


SE IO SONO QUA
E TE SEI LA'
UNA DELLE DUE
E' NEL POSTO SBAGLIATO!!!
-CUORE-

QUESTA FRASE BELLISSIMA,ME L'HA DETTA A TELEFONO CUORE,MENTRE IO PIANGEVO..E MI HA PURE DETTO..



TESORO, PER VIA TELEFONICA IO NON SONO CAPACE DI ASCIUGARTI LE LACRIME.. E MAGICAMENTE MI SONO MESSA A RIDERE!!! GRAZIE

venerdì 21 dicembre 2007

Faceva un freddo pungente
I pastori si scaldavano attorno al fuoco. La notizia della nascita di un nuovo re, rivelata proprio a loro dalle luminose creature alate, li aveva sconvolti. Volevano andare a vederlo e venerarlo e implorare da lui salute e pace. Anche Filippo, il ragazzino che faceva da apprendista nel gruppo di pastori, aveva sentito l'annuncio degli angeli e stava già pensando a che cosa portare in dono al Bambino di Betlemme. Ma se tutti i pastori si allontanavano, chi avrebbe badato alle pecore? Non potevano certo lasciarle da sole! Nessuno di loro voleva rinunciare a vedere il neonato Re. Uno dei pastori ebbe un'idea: sarebbe rimasto a custodire le pecore quello di loro che portava il dono più leggero. Portarono la bilancia vicino al fuoco. Il primo pose sulla bilancia una grossa anfora piena di latte e aggiunse una pesante forma di formaggio. Il secondo portò una enorme cesta piena di mele. Il terzo, a fatica, collocò sulla bilancia un voluminoso fascio di rami e ceppi d'albero, che sarebbero serviti per scaldare la stalla per un bel po' di tempo. Rimaneva solo Filippo. Tristemente il ragazzo guardava la sua piccola lanterna, l'unica ricchezza che possedeva. Era il dono che voleva portare al Bambino Re. Ma pesava così poco. Esitò un attimo. Poi decisamente si sedette sulla bilancia con la lanterna in mano e disse: «Sono io il regalo per il Re! Un bambino appena nato ha certamente bisogno di qualcuno che porti la lampada per lui». Intorno al fuoco si fece un profondo silenzio. I pastori guardavano il ragazzo sulla bilancia, colpiti dalle sue parole. Una cosa era certa: in nessun caso Filippo sarebbe rimasto al campo a custodire le pecore.
Il regalo sei tu, non le cose che porti...
GLORIA
anonimo

venerdì 14 dicembre 2007

Gibran Khalil Gibran


Esiste qualcosa di più grande e più puro
rispetto a ciò che la bocca pronuncia.
Il silenzio illumina l'anima,
sussurra ai cuori e li unisce.
Il silenzio ci porta lontano da noi stessi,
ci fa veleggiare
nel firmamento dello spirito,
ci avvicina la cielo;
ci fa sentire che il corpo
è nulla più che una prigione,
e questo mondo è un luogo d'esilio.

(K. Gibran)

mercoledì 12 dicembre 2007


Ero giovane, e mi sentivo forte. Quella mattina di primavera uscii di casa e gridai: «Io sono a disposizione di chi mi vuole. Chi mi prende ?»...Mi lanciai sulla strada selciata. Ritto sul suo cocchio, con la spada in mano e seguito da mille guerrieri, passava il Re. «Ti prendo io al mio servizio», disse fermando il corteo. «E, in compenso, ti metterò a parte della mia potenza». Ma io della sua potenza non sapevo che farmene. E lo lasciai andare«Io sono a disposizione di tutti. Chi mi vuole ?»...Nel pomeriggio assolato, un vecchio pensieroso mi fermò e disse: «Ti assumo io, per i miei affari. E ti compenserò a suon di rupie». E cominciò a snocciolarmi le sue monete d'oro. Ma io dei suoi quattrini non sapevo che farmene. E mi voltai dall'altra parte.La sera arrivai nei pressi di un casolare. Si affacciò una graziosa fanciulla e mi disse: «Ti prendo io. E ti compenserò con il mio sorriso». Io rimasi perplesso. Quanto dura un sorriso ? Frattanto quello si spense, e la fanciulla si dileguò nell'ombra.Passai la notte disteso sull'erba, e la mattina ero madido di rugiada. «Io sono a disposizione... Chi mi vuole ?». Il sole scintillava già sulla sabbia, quando scorsi un fanciullo che, seduto sulla spiaggia, giocava con tre conchiglie. Al vedermi alzò la testa e sorrise, come se mi riconoscesse. «Ti prendo io», disse, «e in cambio non ti darò niente». Accettai il contratto e cominciai a giocare con lui.Alla gente che passava e chiedeva di me, rispondevo: «non posso, sono impegnato». E da quel giorno mi sentii un uomo libero. Tagore